#FacciamoUnPatto

Aderisci

Data del voto e dubbi sulle alleanze. L’incognita Fn agita la destra

L’incidente di Torino per Roberto Vannacci è manna dal cielo. Il principale interesse del leader di Fn è campeggiare sulla prima pagina dei giornali: non si deve neppure sforzare per riuscirci. Il risultato è che anche nel sondaggio di ieri di Noto: Fn cresce sino all’8%. Un po’ meno graditi sono i titoli sull’espulsione di Luca Sforzini, uno dei primi iscritti. Il provvedimento, deciso dalla Direzione disciplinare del partito, è la risposta drastica alle critiche per il sempre più marcato neofascismo del partito. «Qui ci sono anticorpi talmente forti da bloccare ogni tentativo di sabotaggio», spiegano i disciplinatori. Una seconda espulsione, quella dell’imprenditore siciliano Stefano Ruvolo, è stata invece smentita.

Vannacci, comunque, occupa in pianta stabile non solo la ribalta mediatica ma anche le riflessioni strategiche dei partiti di maggioranza. Quando votare, se nella prossima primavera o in autunno, è una variabile intrecciata ai ragionamenti su quale data sia meno favorevole agli intrusi. Lega e Fi sono già schierati per l’autunno. FdI non ha deciso ma ormai i suoi ufficiali ammettono che la possibilità di tirare in lungo sino a settembre e forse addirittura a ottobre è del tutto in campo. Dipenderà, spiegano, da tre variabili, che poi si riducono a due: il Colle, che però non ha alcuna intenzione di mettersi di mezzo e lascia la scelta al governo, le possibilità di varare una finanziaria che somigli a quella «espansiva» sognata prima di Hormuz e i sondaggi, cioè la possibilità di farcela senza Vannacci.

Le ultime due voci, finanziaria e sondaggi, sono in realtà una sola. La manovra acchiappavoti dovrebbe servire proprio a rialzare le sorti dei sondaggi. Decisivi saranno i dati Istat del prossimo 22 settembre. Se certificheranno un deficit al di sotto del 3%, e dunque l’uscita dalla procedura d’infrazione, un po’ di soldi ci saranno, in caso contrario la partita sarà già chiusa. Ma anche nell’ipotesi più rosea, fanno notare a via della Scrofa, «gli effetti si vedranno solo in giugno, quindi potrebbe convenire aspettare l’autunno».

Vannacci, spavaldo, già detta le condizioni: «Senza Fn la destra non arriva al 42%: è aritmetica. Ma nessuno s’illuda: i nostri voti non sono un pacco postale da ritirare prima delle elezioni. Se il centrodestra vuole governare dovrà fare i conti con gli italiani che ha deluso e anche con noi». Detti conti si traducono in «punti programmatici chiari, obiettivi da raggiungere, provvedimenti da implementare cronologicamente durante il mandato» su materie come «sicurezza, sovranità, identità, famiglia, lavoro e una destra che torni finalmente a fare la destra». Sufficientemente vago da far capire una cosa sola: se Meloni busserà alla sua porta, il generale sarà esoso.

La premier è decisa a non suonare mai quel campanello. L’ordine di scuderia è ignorare il rivale, anche quando si parla dei suoi gemelli tedeschi di AfD. Ma la posta in gioco è altissima, non solo il governo ma anche il Colle e forse la sopravvivenza stessa del centrodestra, e gli umori degli elettori sono meno blindati. Il 45% della base del centrodestra sarebbe favorevole all’alleanza, solo il 34% contrario. Eloquente la ripartizione tra i partiti: metà della base FdI a favore, percentuale che scende al 36% nella Lega ma con il 41% di indecisi. Apertamente contrari solo gli azzurri, con il 61% di pollici versi. Situazione simile nella base di Fn: il 55% vuole l’accordo e secondo i sondaggisti quegli elettori, per quanto delusi dal governo, vogliono Meloni premier.

Con queste premesse, l’esito delle suppletive di Reggio Calabria del 27 e 28 settembre diventa quasi decisivo. Vannacci, con il suo candidato in campo, deve dimostrare di poter far perdere il centrodestra anche in una roccaforte come Reggio. Se ci riuscirà il suo peso si moltiplicherà. Lui è certo di farcela e sogna addirittura di vincere: «Reggio sarà la nostra Sassonia».

Fonte: Il Manifesto

Condividi

Altre notizie