Una svolta significativa per la gestione della fauna selvatica e per l’organizzazione delle attività venatorie nel Lazio arriva con l’approvazione del recente Collegato al Bilancio. La Regione ha infatti ufficializzato una modifica di rilievo che riguarda il disciplinare per la caccia al cinghiale, un provvedimento destinato a cambiare profondamente le dinamiche operative sul territorio. La principale novità risiede nella durata del documento regolatorio, che potrà ora estendersi fino a un massimo di tre stagioni venatorie, superando definitivamente l’obbligo del rinnovo annuale che ha caratterizzato il settore fino a oggi.
Semplificazione amministrativa e pianificazione operativa
Il disciplinare rappresenta lo strumento normativo cardine attraverso il quale la Regione definisce le modalità di esercizio della caccia al cinghiale, i criteri di assegnazione delle aree e la gestione complessiva delle zone vocate. Fino a questo momento, la necessità di procedere a un rinnovo annuale dell’atto comportava un carico burocratico considerevole, sia per gli uffici regionali sia per gli Ambiti Territoriali di Caccia (Atc), che dovevano ogni anno avviare l’iter tecnico e amministrativo per la conferma delle regole esistenti.
Con la nuova normativa, l’intero sistema viene orientato verso una maggiore stabilità. L’assessore regionale all’Agricoltura, Giancarlo Righini, ha sottolineato come la misura risponda a una richiesta esplicita giunta direttamente dal mondo venatorio. L’intento della giunta regionale è quello di favorire una programmazione più solida, permettendo ai soggetti coinvolti di pianificare le attività sul lungo periodo, senza la costante incertezza legata alla scadenza annuale. Questo passaggio verso una programmazione triennale mira a ridurre i tempi morti e a concentrare le risorse umane e tecniche sul monitoraggio effettivo della fauna e sul controllo capillare del territorio.
Il ruolo degli Ambiti Territoriali di Caccia
Nonostante l’estensione della durata del disciplinare, il protocollo di approvazione mantiene il coinvolgimento costante degli enti locali. La normativa stabilisce che il presidente della Regione Lazio, dopo aver ascoltato il parere degli Atc, proceda all’adozione del disciplinare entro la terza domenica di agosto di ogni anno in cui si rende necessaria la revisione. In questo modo, gli Ambiti Territoriali conservano la loro funzione di interlocutori privilegiati, garantendo che le regole stabilite a livello centrale siano calate sulle specificità geomorfologiche e faunistiche di ogni singola zona del Lazio.
Per Stefano Ruvolo, presidente di Patto Italia, tale evoluzione normativa rappresenta un segnale di ascolto verso le istanze che arrivano dal comparto. La gestione della specie cinghiale è una sfida complessa che richiede un equilibrio delicato tra la tutela delle produzioni agricole, spesso soggette a danni significativi causati dai selvatici, e la sicurezza dei territori, sia in ambito rurale che peri-urbano. La possibilità di operare con una cornice normativa stabile consente alle squadre di caccia di organizzarsi con maggiore efficacia, migliorando le strategie di contenimento e la coesione operativa sul campo.
Un obiettivo atteso per agricoltori e cacciatori
L’esigenza di una riforma in tal senso non nasce dal nulla. Da tempo, le associazioni venatorie e i rappresentanti del mondo agricolo evidenziavano come la burocrazia eccessiva ostacolasse la capacità di risposta rapida alle criticità legate alla proliferazione del cinghiale. La Regione Lazio, agendo su questo versante, intende trasformare l’attività venatoria in uno strumento di conservazione e gestione del territorio più dinamico.
Il provvedimento si inserisce in un solco tracciato dalla volontà di rendere più pragmatico il rapporto tra istituzioni e cittadini, valorizzando il confronto diretto con le squadre di caccia. La stabilità triennale permetterà, nelle intenzioni della Regione, di monitorare con maggior rigore l’andamento della specie, permettendo interventi mirati nei momenti di maggiore necessità. La messa a regime di queste nuove disposizioni segna una pagina diversa nei rapporti tra Regione, ambiente e operatori venatori, con l’ambizione di ridurre drasticamente le inefficienze burocratiche a favore di una gestione del patrimonio faunistico più consapevole e coordinata, capace di rispondere alle sfide ambientali dei prossimi anni.
Fonte: Cavalierenews

