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Tra i dilemmi di Salvini e l’ascesa di Vannacci

La partita a scacchi del centrodestra è solo alle prime mosse. Da settimane il traguardo delle prossime politiche si tinge di sondaggi e contenuti.

Tutto ruota, soprattutto, attorno alla figura del generale Vannacci, accreditato oggi di un 5 % in grado di decidere le sorti della contesa. Indagini demoscopiche, niente di più, ma si avverte progressivamente nel Paese la chiara sensazione di un partito in netta ascesa.

Mentre, nel prossimo fine settimana, il generale riunirà la sua nomenklatura all’Auditorium della Conciliazione a Roma, per l’ Assemblea Costituente di Futuro Nazionale. Apparentemente, un alleato prezioso in grado di dare nuovo propellente nella volata finale. Ma i conti non tornano.

La Lega, che si sente ancora tradita dall’abbandono di Vannacci, scende in campo in queste ore col suo capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari, per chiarire che la forza politica guidata dal generale è “assolutamente incompatibile con qualsiasi accordo di coalizione”.

Mentre perplessità giungono anche da Forza Italia che teme un’ulteriore virata dell’ alleanza verso l’estrema destra. Insomma, chi si era illuso nella naturale introduzione di Futuro Nazionale nella struttura del centrodestra deve ricredersi e rifare i conti. La Lega ha già posto, in anticipo, il problema.

Politicamente, una mossa giustificatissima. Nelle ultime settimane, in Parlamento, si sono già sviluppate le prime trasmigrazioni. Qualcuno, convinto della bontà di un progetto di maggioranza, ha già cambiato casacca. Tanto dalla Lega quanto da Forza Italia. Chiudere anticipatamente gli steccati, esplicitare come un’ adesione a Vannacci possa essere, in prospettiva, elettoralmente, un salto nel buio e non dare reali certezze di un seggio (anche perché c’è una riforma della legge elettorale in itinere) potrebbe immediatamente bloccare qualunque esodo parlamentare.

Lasciando a Vannacci il solo compito di agglutinare la galassia pulviscolare della destra italiana, quella che va dal movimento “Indipendenza“ dell’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, al “Patto per l’ Italia“ dell’imprenditore siciliano Stefano Ruvolo. Ma il generale non è l’ unico problema per Salvini.

A Treviso, prossimamente, non basterà offrire a Luca Zaia una vicesegreteria più o meno operativa. Il doge vuole certezze sul futuro, soprattutto sulle candidature. E lo chiedono a viva voce, con lui, anche i presidenti delle Regioni del Nord, Fedriga, Fontana e Fugatti il cui peso specifico è oggettivo. C’è sul tavolo l’ipotesi di un modello bavarese Cdu/Csu, divisi per restare uniti, mantenendo una specificità che salvaguardi la reale identità dei territori.

Fonte: Il Roma

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