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Vannacci perde pezzi e corteggia Meloni: tutti i movimenti dentro Futuro Nazionale

Mentre continuano i tentativi di avvicinamento (finora debitamente ignorati) di Roberto Vannacci alla premier Giorgia Meloni, il generale perde pezzi. E dopo Luca Bellotti (per pochi mesi sottosegretario al Lavoro nell’ultimo governo Berlusconi), è il turno di Luca Sforzini, presidente del centro studi Rinascimento nazionale. A differenza di Bellotti, che aveva restituito la tessera, Sforzini viene però espulso, ufficialmente per le «ripetute sortite sulla stampa e sui social network foriere di attacchi ad altri iscritti del partito e di descrizioni del movimento del tutto infondate».

Sul sito RinascimentoNazionale, ad esempio, comparivano critiche al partito del generale («Vannacci non è fascista. Ma Futuro nazionale deve smettere di sembrarlo», era titolato un articolo firmato da Sforzini il 31 agosto) che evidentemente non sono piaciute. Ma nella versione del partito c’è anche altro. «Se qualcuno pensa di utilizzare Futuro Nazionale per le proprie ambizioni personali – si legge in un comunicato di Fn – qui ci sono degli anticorpi talmente forti da bloccare qualsiasi tentativo di sabotaggio». In giornata arriva la replica. «Leggo ed apprendo così dalle agenzie di stampa della mia espulsione», scrive Sforzini. «Evidentemente a Vannacci i grilli parlanti non piacciono e le cornacchie nere, che si sono ormai impossessate della gestione del partito, amano lanciarli contro il muro». Sforzini rivendica di essere un «liberale», prendendosela con il programma di Fn (definito “oscurantista” in più punti) e con varie sortite dei vannacciani. «Non sono disposto a considerare nessuna religione (né Islam né ebraismo) incompatibile con lo Stato italiano. Non sono disponibile a chiudere gli occhi di fronte a una visione misogina e liberticida della società nella quale dovranno crescere i miei figli. Non considero le nostalgie e le suggestioni totalitarie un valore della destra».

Che Vannacci non fosse un allievo di John Locke o di Montesquieu lo si poteva forse dedurre aprendo una pagina a caso de Il mondo al contrario, il libro che diede la notorietà all’allora sconosciuto generale. Eppure, lo stesso Sforzini si dice sorpreso da quella che considera una deriva del partito di Vannacci che «a quattr’occhi mi assicurò di essere liberale e atlantista». Ieri il leader di Futuro nazionale ha invece smentito l’addio di Stefano Ruvolo, fondatore di “Patto per l’Italia” ma soprattutto proprietario della sede romana del partito di via in Lucina 17, a pochi metri da quella di Forza Italia. «Non è stata assunta alcuna iniziativa in tal senso, né tanto meno una simile ipotesi è stata anche solo ventilata» assicura Vannacci, secondo queste voci sono solo un «goffo tentativo di mettere in discussione e disarticolare la solidità e la coesione del partito».

E intanto, proseguono i messaggi alla premier Meloni perché apra a un’alleanza. «Il risultato è scritto nero su bianco», ha scritto ieri sui social l’europarlamentare, «senza Futuro Nazionale il centrodestra non raggiunge il 42%. Non è propaganda. È aritmetica». Poi l’avvertimento: «I nostri voti non sono un pacco postale da ritirare alla vigilia delle elezioni». Al momento, però, il telefono della leader di FdI squilla a vuoto.

Fonte: Avvenire

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